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Rivoluzione industriale riassunto

Mi serviva una riassunto sulla rivoluzione industriale per un rapido ripasso in vista dell'esame di terza media, magari anche con i collegamenti e la mappa concettuale. Mi aiutate?

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Inviata il 09 giugno 2010 - 6 risposte

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Risposte

La locuzione rivoluzione industriale, usata molto probabilmente per la prima volta già negli anni venti del XIX secolo, modellata in analogia con il termine Rivoluzione francese (tesi sostenuta da Raymond Williams), è stata sicuramente citata, secondo lo storico Fernand Braudel, nel 1837 dall'economista francese Adolphe Blanqui, fratello del celebre rivoluzionario Auguste Blanqui. Fu però definitivamente consacrata solo nel 1884 da Arnold Toynbee con la pubblicazione delle sue Conferenze sulla rivoluzione industriale in Inghilterra.

Fu tra l'altro utilizzata in precedenza da:

* Karl Marx ne Il Capitale (1867);
* John Stuart Mill nei suoi Principi (1848);
* Friedrich Engels ne La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845).

Il termine rivoluzione sta a rappresentare un totale cambiamento nella società o in alcuni suoi aspetti, come ad esempio in rivoluzione scientifica.

Il termine industria è antichissimo ma è solo alla fine del Settecento che acquista l'accezione di "settore manifatturiero", sebbene già al 1713 si può far risalire l'inizio della decadenza della protoindustria quando John Lombe fondò uno stabilimento dotato di una macchina per lavorare la seta, impiegandovi ben 300 operai. Definizione [modifica]

Per rivoluzione industriale si intende un processo di evoluzione economica che da un sistema agricolo-artigianale​-commerciale porta ad un sistema industriale moderno caratterizzato dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (come ad esempio i combustibili fossili). Spesso si distingue fra prima e seconda rivoluzione industriale. La prima riguarda prevalentemente il settore tessile-metallurgico e comporta l'introduzione della spoletta volante[1] e della macchina a vapore; il suo arco cronologico è solitamente compreso tra il 1760-1780 ed il 1830. La seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870-1880, con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. Talvolta ci si riferisce agli effetti dell'introduzione massiccia dell'elettronica e dell'informatica nell'industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire dal 1970[2].

La rivoluzione industriale comporta una profonda ed irreversibile trasformazione che parte dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico nel suo insieme e l'intero sistema sociale. L'apparizione della fabbrica e della macchina modifica i rapporti fra gli attori produttivi. Nasce così la classe operaia che riceve, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario. Sorge anche il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mira ad incrementare il profitto della propria attività.
Delimitazione temporale e diffusione [modifica]

Il termine rivoluzione, inizialmente indicante un moto circolare che torna su sé stesso, ha in seguito definito una rottura, un capovolgimento. Con il termine rivoluzione industriale si fa implicitamente riferimento a questo secondo senso. Il sistema produttivo che risulta dalla rivoluzione industriale è radicalmente differente rispetto al sistema precedente di tipo agricolo-manifatturi​ero.
Alcuni storici minimizzano l'importanza degli avvenimenti identificati alla rivoluzione industriale sostenendo che le trasformazioni strutturali delle economie europee ebbero inizio già nel secolo precedente. Più che di una rottura si tratterebbe solo, per questi autori, di un' accelerazione di un processo già in corso. In Inghilterra, primo paese nel quale si assiste alla rivoluzione industriale, questo processo ha avuto luogo nella sua prima fase e secondo la delimitazione di Thomas S. Ashton (1756), fra il 1760 – anno d'inizio del regno di Giorgio III – e il 1830 – anno d'inizio del regno di Guglielmo IV. Questa prima rivoluzione industriale prende avvio nel settore tessile (cotone), metallurgico (ferro) ed estrattivo (carbon fossile). Il periodo vittoriano (1831-1901), nel quale avviene la seconda rivoluzione industriale (1850 ca.), sarà per l'Inghilterra quello dello sviluppo e dell'apogeo della propria economia, archetipo del sistema capitalista-industri​alizzato.
La rivoluzione industriale si è poi estesa ad altri Stati, in particolare: Francia, Germania, Stati Uniti e Giappone fino a coinvolgere l'intero Occidente e, nel XX secolo, parte di altre regioni del mondo, prime fra tutte l'Asia. Ogni paese ha seguito un suo percorso verso la propria rivoluzione industriale e la stessa si è realizzata in modo differenziato. Così se in Inghilterra il processo prese avvio nel settore tessile, in altri paesi la rivoluzione industriale fu letteralmente trainata dall'introduzione della locomotiva (Thompson) a vapore. Anche il ruolo dello Stato varia da paese a paese: se in Inghilterra la rivoluzione industriale è sorta spontaneamente ed è stata alimentata dall'iniziativa (pur sostenuta e favorita da atti legislativi emanati dal Parlamento, come quelli relativi alle recinzioni e alle strade), in altri paesi lo Stato ha dato contributi maggiori e spesso determinanti.


Altri storici, come Jean Gimpel sostengono persino l'esistenza di rivoluzioni industriali precedenti a quella sorta in Inghilterra alla fine del XVIII secolo. Nell'epoca feudale si sarebbero così realizzate rivoluzioni sostanziali delle tecniche agricole e industriali, basti pensare al ruolo dei mulini. John Nef sostiene l'esistenza di una rivoluzione industriale in Inghilterra già a partire dalla fine del XVI secolo e l'inizio del XVII secolo. La rivoluzione industriale si pone così fra rottura e/o continuità.
I fattori che determinano uno stato industrializzato [modifica]

Per dichiarare che un paese sta compiendo un processo di industrializzazione deve esserci una crescita del PIL più rapido dell’incremento demografico (deve essere positivo, ma non eccessivo). Nel caso inglese, la crescita del PIL va dal +2% al +4% all’anno, mentre l’aumento demografico annuale è del +1% circa. La crescita della popolazione industriale deve essere maggiore rispetto a quella degli altri settori (agricoltura e servizi). E il rapporto tra il numero di lavoratori e la quantità di prodotto deve essere in crescita (aumento della produttività). Per recuperare i fondi per l’apertura di nuove industrie è indispensabile lo sviluppo del commercio con lo scopo di accumulare capitali. Un altro fattore indispensabile è la Rivoluzione “Agricola”, ovvero la trasformazione della proprietà agraria consentendo l’espulsione della forza-lavoro dalla campagna con trasferimento in città (a lavorare nelle industrie). L’incremento demografico è un altro fattore utile per l’aumento della manodopera industriale (mantenuto sempre sotto la soglia del PIL). Questi ultimi due fattori, aumentando la forza-lavoro permettono un abbassamento dei prezzi, favorendo l'offerta.
I tre settori di Colin Clark [modifica]

L'economista Colin Clark ha elaborato la legge dei tre settori (o di Colin Clark), che mette in relazione lo sviluppo di un'economia con la trasformazione della stessa: in un primo momento, corrispondente alla Rivoluzione industriale, si assiste alla diminuzione del peso nell'economia del settore agricolo e all'aumento del ruolo svolto dal settore industriale, che diventa il più importante per quota di prodotto e occupati; in una seconda fase si assiste al sorpasso del settore industriale da parte del terziario (detto così perché non rientra né nel primo settore, quello agricolo, né nel secondo, quello industriale). Il terziario è attualmente considerato il settore più importante dell'economia, e raggruppa nel suo insieme il commercio, il turismo, le consulenze (in tutti i campi a partire da quello [banca]rio, i mass-media....).
Origini [modifica]
Macchina a vapore (1864)

Così come accade in molti processi storici, per la rivoluzione industriale non esiste una data di inizio certa, anche se l'invenzione cardine è quella del motore a vapore. Ogni mutamento profondo dell'economia è però influenzato dalle trasformazioni precedenti e così la Rivoluzione industriale viene considerata da alcuni studiosi come l'ultimo momento di una serie di cambiamenti che hanno trasformato l'Europa da terra povera, sottosviluppata e poco popolata all'inizio del Medioevo, nella zona più ricca e sviluppata del mondo nel corso dell'Ottocento. L'accumulo di capitale incamerato in seguito ai commerci e la disponibilità di ingenti quantità di acciaio e carbone nei paesi del Nord, facilmente trasportabili attraverso una fitta rete di canali navigabili, resero possibili gli investimenti necessari alla creazione delle prime fabbriche.

Da un punto di vista economico, l'elemento che caratterizza la Rivoluzione industriale è il salto di qualità nella capacità di produrre beni, cui si assiste in Gran Bretagna, a partire dalla seconda metà del Settecento. Più precisamente la crescita dell'economia inglese nel periodo 1760-1830 è la più alta registrata fino a quel momento. In altri paesi il processo di industrializzazione è analogamente origine, in epoche successive, di elevati tassi di crescita dell'economia.

Sostanzialmente, la Rivoluzione industriale ha costituito l'approdo a cui ha portato l'aumento di conoscenze scientifiche sul mondo naturale, e sulle sue caratteristiche, derivante dalla Rivoluzione scientifica. Fu infatti il nuovo Metodo scientifico iniziato dall'italiano Galileo Galilei a portare ad un sensibile (e senza precedenti) aumento delle conoscenze che gli Europei avevano sulla natura, ed in particolar modo sui materiali e le loro proprietà. Condizioni particolarmente favorevoli nell'Inghilterra dell'epoca consentirono poi a tali conoscenze scientifiche di tramutarsi in conoscenze tecniche e tecnologiche, finché esse cominciarono ad essere applicate nelle prime fabbriche tessili e nell'industria siderurgica per una produzione di ferro ed acciaio che non ebbe paragoni nella precedente storia dell'umanità.

Dal punto di vista tecnologico la Rivoluzione industriale si caratterizza, come già detto, per l'introduzione della macchina a vapore. Nella storia dell'umanità il maggior vincolo alla crescita della produzione di beni è infatti quello energetico. Per molti secoli l'umanità si trova a disporre soltanto dell'energia meccanica offerta dal lavoro di uomini e animali, e questo oltre a tutti i problemi che ne derivavano non dava la possibilità di incrementare la produzione essendo legati al lavoro manuale. La progressiva introduzione, a partire dal Medioevo, del mulino ad acqua e del mulino a vento rappresenta la prima innovazione di rilievo.

L'energia abbondante offerta dalla macchina a vapore viene applicata alle lavorazioni tessili, rendendo possibile una più efficiente organizzazione della produzione grazie alla divisione del lavoro e allo spostamento delle lavorazioni all'interno di fabbriche appositamente costruite, nonché alle estrazioni minerarie e ai trasporti. Le attività minerarie beneficiano della forza della macchina a vapore nella fase di estrazione dell'acqua dalle miniere, permettendo di scavare a maggiore profondità, come anche nel trasporto del minerale estratto. I primi vagoni su rotaia servono a portar fuori dalle miniere il minerale, poi a portarlo a destinazione. Solo in un secondo tempo il trasporto su rotaia si converte nel trasporto di passeggeri. La rivoluzione industriale ha prodotto effetti non solo in campo economico e tecnologico, ma anche un aumento dei consumi e della quota del reddito, dei rapporti di classe, della cultura, della politica, delle condizioni generali di vita, con effetti espansivi sul livello demografico.
Perché in Inghilterra [modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione industriale in Inghilterra.

Importante per la Rivoluzione industriale in Inghilterra fu l'agricoltura; infatti l'Inghilterra fu la prima ad avere una agricoltura di mercato (non per auto-consumo ma per profitto) che, unita all'innovazione tecnologica, eliminò molta manodopera dalle campagne, facendola rifluire verso la città, dove troverà occupazione nella nascente industria. Ma il fenomeno delle enclosures, per cui molta terra demaniale lasciata al libero pascolo venne privatizzata e recintata, privò i contadini più poveri del libero diritto di pastorizia e li spinse a trovare nuovo impiego nelle fabbriche. La disponibilità ingente di manodopera a basso costo, unita alla grande disponibilità di carbone per alimentare le macchine a vapore, contribuì in maniera fondamentale al decollo industriale del paese. Inoltre l'Inghilterra si trova in una posizione geografica favorevole ai commerci nell'Oceano Atlantico, mentre la sua insularità le consentì una facile difesa dei propri confini, evitandole le periodiche devastazioni che, al contrario, dovette subire il resto dell'Europa per le svariate guerre sette-ottocentesche. Altro importante fattore è la rivoluzione agricola sviluppatasi nel corso del Settecento, che con sistemi di avanguardia come la rotazione triennale programmata delle colture agevolò lo sviluppo industriale e demografico. L'Inghilterra era l'unico paese in cui poteva svolgersi ,il perchè risale all'epoca elisabettiana, avendo lei trasformato un paese da povero a padrone dei mari gli aveva fornito il denaro necessario perche questo fenomeno avesse potuto avere luogo e così diventasse il paese più ricco d'Europa per un lungo periodo superando anche la Francia che in realtà in quel periodo era in bancarotta.
Dinamica economica [modifica]

Per spiegare come si sia passati da un sistema manifatturiero di tipo artigianale a uno di tipo industriale occorre considerare che la domanda di beni è aumentata in Inghilterra nel periodo che precede la rivoluzione industriale. Questo si deve sia alla crescita demografica sia al livello del reddito pro capite e dei salari, più elevato di molti paesi europei, sia alla domanda di beni inglesi proveniente dagli immensi territori coloniali: da cui proveniva, per esempio, il cotone grezzo della Virginia, che lavorato veniva rivenduto ovunque, compresi i territori coloniali. Il monopolio del commercio del thè consentì alla corona di incamerare cifre ragguardevoli. Si trattava, in pratica, di una domanda di beni di largo consumo, destinati a soddisfare bisogni elementari di crescenti masse di persone in patria e all'estero. La crescita della domanda favorì gli investimenti in impianti industriali e in macchinari, i quali, per essere convenienti, richiedono che la domanda di beni sia sostenuta. Tuttavia, in settori come il tessile il passaggio graduale delle lavorazioni, inizialmente di tipo artigianale, in un sistema di fabbrica ha permesso di compiere investimenti in maniera graduale, via via che erano accumulati i capitali necessari. È il caso dei canali navigabili e delle ferrovie, la cui costruzione si deve in buona parte all'iniziativa dei privati, indotti a investire in settori nuovi per soddisfare la domanda crescente dei corrispondenti servizi sociali.
Innovazioni tecnologiche [modifica]

Le innovazioni tecniche coinvolsero le macchine utensili e le macchine motrici, le industrie tessili e l'industria pesante (metallurgia e meccanica). Quest'ultima divenne determinante nella metà del XIX secolo, in concomitanza con lo sviluppo delle ferrovie. La produzione domestica di tessuti era particolarmente lenta nella fase della filatura, poiché occorrevano cinque filatori per alimentare un solo telaio a mano. Lo squilibrio si accentuò intorno alla metà del XVIII secolo, quando i tempi della tessitura furono ulteriormente ridotti dalla diffusione della spoletta volante (brevettata nel 1733 da John Kay). Nella seconda metà del secolo, due importanti invenzioni modificarono ancor di più il panorama della tecnologia tessile: James Hargreaves inventò, nel 1765, la giannetta (o Spinning Jenny), mentre Richard Arkwright, nel 1767, il filatoio idraulico (o Water frame): la prima accelerava la filatura da 6 a 24 volte, il secondo addirittura di alcune centinaia di volte. Tutto ciò rese evidentemente obsoleti i telai a mano. Nel 1787 Edmund Cartwright inventò il telaio meccanico, che fu perfezionato e adottato nei decenni successivi: intorno al 1825, un solo operaio, sorvegliando due telai meccanici, poteva sbrigare un lavoro che con i telai a mano avrebbe richiesto l'opera di una quindicina di persone. Mentre in India per tessere a mano 100 libbre di cotone occorrevano oltre 100.000 ore di lavoro, in Gran Bretagna con le nuove macchine erano sufficienti circa 135 ore, il che aumentava anche la competitività. L'aumento della produzione di tessuti stimolò lo sviluppo dell'industria chimica, per rendere competitive le fasi di candeggiatura, tintura e stampa. Ben presto l'industria chimica divenne fondamentale per tutti i rami della produzione, sia industriale, sia agricola.

Lo sviluppo industriale richiese quantità sempre maggiori di energia, ben superiori a quelle fornite dalla mano dell'uomo. La ricerca mirò quindi alla realizzazione di motori adeguati. James Watt (1736-1819) modificò la macchina a vapore, ottenendo un rendimento ben quattro volte superiore a quello delle precedenti vaporiere (1787). Nell'arco del XIX secolo, la macchina a vapore finì per affermarsi definitivamente anche in altri rami della filiera produttiva (ad esempio, nei trasporti terrestri e marittimi). Essa sostituì le tradizionali fonti di energia che presentavano il gravissimo inconveniente di non essere disponibili nelle quantità e nei tempi e luoghi richiesti (mulini ad acqua e a vento), o di non essere instancabili e adeguate alle nuove macchine utensili (energia muscolare dell'uomo e degli animali). Altro fattore decisivo fu l'abbondantissima ricchezza di giacimenti di carbone in Inghilterra: la macchina a vapore consentiva di produrre energia di una intensità e di una concentrazione senza precedenti. Con l'adozione del vapore la richiesta di ferro e di leghe adeguate subì un rapido incremento.

All'inizio del XVIII secolo, un progresso decisivo nel campo della siderurgia, ancora nella sua fase preindustriale, era stato conseguito da Abraham Darby, che per la lavorazione dei minerali ferrosi aveva iniziato ad usare, anziché il carbone di legna, il coke, ossia l'antracite distillata a secco per eliminarne le sostanze che avrebbero inquinato i processi di fusione. Senza tale innovazione, la siderurgia avrebbe presto incontrato «i limiti dello sviluppo», perché l'uso tradizionale del carbone di legna avrebbe in breve tempo comportato la distruzione delle foreste. Poiché la combustione del coke negli altiforni doveva essere ravvivata da correnti d'aria assai più intense di quelle ottenibili dai vecchi mantici azionati dai mulini, fu necessario utilizzare a questo scopo proprio la macchina a vapore, che quindi trovò la sua prima applicazione in una fonderia. Tra il 1783 e il 1784 Henry Cort introdusse nella siderurgia la laminazione e il puddellaggio. Quest'ultimo consisteva nella purificazione dei minerali ferrosi mediante rimescolamento ad altissime temperature in presenza di sostanze ossidanti. La laminazione purificava ulteriormente il ferro e lo sagomava secondo le forme richieste, facendolo passare a forza attraverso i rulli di un laminatoio, che sostituiva il vecchio metodo di percussione sotto maglio e accorciava i tempi di ben quindici volte. Per ottenere barre, rotaie o travi bastava modificare la forma dei rulli.

Processi analoghi a quelli svoltisi in Inghilterra fra il XVIII e il XIX secolo si riprodussero in tutti i paesi nei quali la rivoluzione industriale si affermò. Però, mentre in Inghilterra la rivoluzione industriale era stata il risultato di iniziative private non inquadrate in alcun piano o programma, altrove l'intervento statale ebbe una parte più o meno grande.
Esplosione demografica [modifica]

La rivoluzione industriale innescò diverse dinamiche socio-economiche che, combinatesi fra loro, provocarono nelle aree coinvolte un rapido e considerevole accrescimento della popolazione.

L'innalzamento delle rese agricole, che consentirono un notevole incremento nella disponibilità delle risorse, i progressi nel campo igienico e sanitario, che abbatterono i tassi di mortalità e innalzarono l'età media della popolazione, l'estinzione o comunque la riduzione delle ricorrenti calamità che da secoli colpivano le aree più popolate, come peste, colera, carestie di varia natura, sono tutti fattori che congiuntamente condussero nel giro di alcuni decenni ad un incremento esponenziale della popolazione.

Complessivamente, negli ultimi due secoli, a partire quindi dall'inizio della rivoluzione industriale, la popolazione europea è cresciuta di quasi quattro volte, la speranza di vita è passata da valori compresi tra i 25 e i 35 anni a valori che superano i 75 anni, il numero di figli per donna scesi da 5 a meno di 2 e natalità e mortalità scesi da valori compresi tra il 30 e il 40 per mille a valori prossimi al 10.[3]

L'esplosione delle dinamiche demografiche a sua volta costituirà, specie nell'epoca della seconda rivoluzione industriale un fattore di sviluppo della economia, spingendo sempre più verso varie forme di consumismo, ma provocando anche nuovi problemi sociali e politici, legati all'inurbamento disordinato dei grandi centri, alla distribuzione delle risorse, ai fenomeni migratori.
Impatto sociale dell'industrializzaz​ione [modifica]

La rivoluzione industriale comportò un generale stravolgimento delle strutture sociali dell'epoca, attraverso una impressionante accelerazione di mutamenti che portò nel giro di pochi decenni alla trasformazione radicale delle abitudini di vita, dei rapporti fra le classi sociali, e anche dell'aspetto delle città, soprattutto le più grandi.

Fu infatti prevalentemente nei centri urbani, specie se industriali, che si avvertirono maggiormente i mutamenti sociali, con la repentina crescita di grandi sobborghi a ridosso delle città, nei quali si ammassava il sottoproletariato che dalle campagne cercava lavoro nelle fabbriche cittadine. Si trattava per lo più di quartieri malsani e malfamati, in cui le condizioni di vita per decenni rimasero spesso al limite della vivibilità.

Una simile situazione, sia pure con diverse varianti e aspetti peculiari a seconda dell'epoca e dei Paesi industriali, si è protratta fino a tempi più recenti, e ha dato spunto per una vasta letteratura, politica, sociologica, ma anche narrativa. In Francia, ad esempio, fu Émile Zola a denunciare attraverso i suoi romanzi le miserevoli condizioni delle classi più umili nella Parigi dell'epoca, o ad esempio dei minatori, nel romanzo "Germinal". Prima ancora, in Gran Bretagna, Charles Dickens aveva più volte ritratto nei suoi romanzi una umanità disperata e incattivita dagli spietati meccanismi produttivi imposti dalla rivoluzione industriale.

Nel verismo italiano è assente la realtà industriale, in quanto il meridione si poggiava essenzialmente su un sistema agricolo, sostituita dalla presenza di tanti personaggi di contadini oppressi e affamati dal monopolio della nobiltà rurale: Nedda, la ragazza protagonista della breve novella considerata uno dei massimi capolavori di Giovanni Verga, è un personaggio simbolo del disagio del Sud.

In campo politico-filosofico è indubbio che siano state le condizioni umane e sociali delle masse operaie dell'epoca ad aver stimolato le opere di Karl Marx e Friedrich Engels, che avranno nel secolo successivo una fondamentale importanza nel panorama politico mondiale.

Nonostante gli effetti spesso negativi sul proletariato urbano, dovuti alle iniziali condizioni di sfruttamento economico e di urbanizzazione incontrollata, la rivoluzione industriale a lungo andare ha permesso comunque di elevare le condizioni di benessere di una sempre più vasta percentuale della popolazione, conducendo già dalla fine del XIX secolo ad un generale miglioramento delle condizioni sanitarie (non è casuale che dalla rivoluzione industriale in poi l'Europa non abbia più conosciuto l'incubo della peste e delle carestie di tipo agricolo), un sensibile prolungamento della vita media degli individui, un estendersi della alfabetizzazione, la disponibilità per un maggior numero di persone di beni e servizi che in altre epoche erano totalmente preclusi alle classi più povere.

Le numerose e importantissime novità tecnologiche hanno avuto un ruolo decisivo in tal senso. L'avvento, concentrato in pochi decenni, di grandi scoperte in campo scientifico e medico, e di invenzioni come la macchina industriale a vapore, la ferrovia, l'energia elettrica, l'illuminazione a gas e quella elettrica, il telegrafo, la dinamite, e nella seconda fase della rivoluzione, il telefono e l'automobile, ha rapidamente trasformato la vita della popolazione e coinvolto l'intero quadro sociale dei paesi industrializzati, modificando alla radice secolari abitudini di vita e contribuendo ad un rapidissimo cambio di mentalità e di aspettative degli individui.

Anche i rapporti fra le classi sociali furono profondamente modificati: l'aristocrazia, già messa in crisi dalla Rivoluzione francese, perse definitivamente, con la Rivoluzione industriale, il suo primato, a favore della borghesia produttiva. Parallelamente si formò per la prima volta una vasta classe, che sarà definita da Karl Marx "classe operaia" che solo a distanza di decenni, lentamente e faticosamente, riuscirà a conquistare un suo peso sociale e politico nella vita dei paesi industrializzati.

Da parte di alcune classi di lavoratori le innovazioni vennero viste come un concorrente alle loro specializzazioni, al quale si opposero con la nascita del luddismo verso il 1811, proponendosi di distruggere le macchine con la violenza.
La rivoluzione dei trasporti [modifica]

Altro fattore scatenante della rivoluzione industriale fu quello della rivoluzione dei trasporti. Il sistema stradale in Francia fu ampliato a partire dal 1738 e nel 1780 contava già oltre 25.000 chilometri di strade costruite. Questo dimezzò i tempi di percorrenza, e facilitò quindi anche i trasporti, importanti per l'approvvigionamento dei minerali e del carbon-fossile.

Una soluzione analoga fu trovata anche per l'Inghilterra che però, al posto di costruire strade, costruì canali per la navigazione. Il primo canale inglese fu finito nel 1761 e, quarant'anni dopo, la rete dei canali era pari a 1000 chilometri.

Le strade delle città furono dotate di una fitta rete di binari percorsi da tram a cavalli.

Un'altra innovazione chiave fu la nascita della Ferrovia più quella della Macchina a Vapore gia trattata in precedenza.

Inviata il 09 giugno 2010

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http://doc.studenti.​it/riassunto/storia/​28/rivoluzione-indus​triale.html Ecco un riassunto sulla rivoluzione industriale che illustra le caratteristiche della rivoluzione industriale: dalle innovazioni tecniche alle teorie economiche e sociali.

Inviata il 09 giugno 2010

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http://www.tuttograt​is.it/studenti/appun​ti_scolastici_mp3.ht​ml Prova a guardare se lo trovi in questo elenco di riassunti in mp3! Ci sono la restaurazione, il risorgimento e la prima rivoluzione industriale, e magari trovi proprio il riassunto della rivoluzione industriale.

Inviata il 09 giugno 2010

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La rivoluzione Industriale, il riassunto: Caratteri generali La Rivoluzione Industriale indica un cambiamento radicale di tutta la società. Le cause sono molte e tutte concatenate tra loro, e variano secondo lo stato in cui avviene, ma confrontando il fenomeno nei vari stati, si possono ricondurre a: innovazione tecnica: cambiamento del modo di produrre (macchina a vapore) accumulazione di capitali e investimenti: sono stati necessari per acquistare i macchinari e gli edifici spirito imprenditoriale e trasformazione dello stato sviluppo delle città rivoluzione agricola: la Rivoluzione Industriale si è affermata quando l'agricoltura ha superato la fase di sussistenza rivoluzione demografica Il paese in cui nacque la Rivoluzione Industriale fu l'Inghilterra intorno al 1780, grazie alla concomitanza di diversi fattori: situazione politica, rivoluzione agricola (che oltre a manodopera ha fornito anche capitali), incremento demografico (che incrementò la richiesta di beni di consumo), espansione commerciale, notevoli risorse minerarie (che furono sfruttate come energia per muovere le macchine) e le innovazioni tecniche. Il secondo paese fu il Belgio, paese per caratteristiche di base simile all'Inghilterra. In Francia la Rivoluzione arrivò verso la metà del XIX secolo, a causa della precaria situazione politica e della scarsità di capitali. Anche in Germania la rivoluzione iniziò intorno alla metà del XIX secolo, a causa del ruolo ambiguo dei proprietari terrieri che oltre a ad essere dei feudatari, investirono i loro capitali per lo sviluppo dell'agricoltura. Negli Stati Uniti la rivoluzione iniziò dopo il 1850, mentre in Italia, Giappone e Russia iniziò solo verso il 1900. Rivoluzione agricola e industriale, conseguenze demografiche Le principali cause della rivoluzione agricola furono: la fine dei legami feudali e delle proprietà ecclesiastiche, che fecero aumentare il terreno a disposizione l'affermazione di nuove tecniche di coltivazione e di rotazione delle colture l'introduzione di macchine ( soprattutto negli Stati Uniti a causa della scarsità di manodopera) Tra la rivoluzione agricola e quella industriale non si può stabilire una relazione di causa ed effetto, bensì tra le due vi è una correlazione. Infatti, le città industriali non sarebbero sorte senza l'incremento della produzione agricola; ma allo stesso modo essa per svilupparsi ebbe bisogno di grandi centri di assorbimento. Lo sviluppo demografico nella prima metà del 1800 fu ininterrotto, e dovuto non solo all'aumento del tasso di natalità, ma alla diminuzione del tasso di mortalità e al prolungamento della durata media della vita. Il calo della mortalità fu determinato dai progressi della medicina e dell'igiene e dal miglioramento dei sistemi di allevamento. Il rapporto tra incremento demografico e Rivoluzione Industriale varia secondo i contesti: in Inghilterra ed in Germania l'industrializzazion​e permise ed implicò l'aumento della popolazione, negli U.S.A., invece, la m (...Segue)

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La rivoluzione Industriale

Caratteri generali

La Rivoluzione Industriale indica un cambiamento radicale di tutta la società. Le cause sono molte e tutte concatenate tra loro, e variano secondo lo stato in cui avviene, ma confrontando il fenomeno nei vari stati, si possono ricondurre a:
• innovazione tecnica: cambiamento del modo di produrre (macchina a vapore)
• accumulazione di capitali e investimenti: sono stati necessari per acquistare i macchinari e gli edifici
• spirito imprenditoriale e trasformazione dello stato
• sviluppo delle città
• rivoluzione agricola: la Rivoluzione Industriale si è affermata quando l’agricoltura ha superato la fase di sussistenza
• rivoluzione demografica
Il paese in cui nacque la Rivoluzione Industriale fu l’Inghilterra intorno al 1780, grazie alla concomitanza di diversi fattori: situazione politica, rivoluzione agricola (che oltre a manodopera ha fornito anche capitali), incremento demografico (che incrementò la richiesta di beni di consumo), espansione commerciale, notevoli risorse minerarie (che furono sfruttate come energia per muovere le macchine) e le innovazioni tecniche. Il secondo paese fu il Belgio, paese per caratteristiche di base simile all’Inghilterra. In Francia la Rivoluzione arrivò verso la metà del XIX secolo, a causa della precaria situazione politica e della scarsità di capitali. Anche in Germania la rivoluzione iniziò intorno alla metà del XIX secolo, a causa del ruolo ambiguo dei proprietari terrieri che oltre a ad essere dei feudatari, investirono i loro capitali per lo sviluppo dell’agricoltura. Negli Stati Uniti la rivoluzione iniziò dopo il 1850, mentre in Italia, Giappone e Russia iniziò solo verso il 1900.

Rivoluzione agricola e industriale, conseguenze demografiche

Le principali cause della rivoluzione agricola furono:
• la fine dei legami feudali e delle proprietà ecclesiastiche, che fecero aumentare il terreno a disposizione
• l’affermazione di nuove tecniche di coltivazione e di rotazione delle colture
• l’introduzione di macchine ( soprattutto negli Stati Uniti a causa della scarsità di manodopera)
Tra la rivoluzione agricola e quella industriale non si può stabilire una relazione di causa ed effetto, bensì tra le due vi è una correlazione. Infatti, le città industriali non sarebbero sorte senza l’incremento della produzione agricola; ma allo stesso modo essa per svilupparsi ebbe bisogno di grandi centri di assorbimento.
Lo sviluppo demografico nella prima metà del 1800 fu ininterrotto, e dovuto non solo all’aumento del tasso di natalità, ma alla diminuzione del tasso di mortalità e al prolungamento della durata media della vita. Il calo della mortalità fu determinato dai progressi della medicina e dell’igiene e dal miglioramento dei sistemi di allevamento. Il rapporto tra incremento demografico e Rivoluzione Industriale varia secondo i contesti: in Inghilterra ed in Germania l’industrializzazi​one permise ed implicò l’aumento della popolazione, negli U.S.A., invece, la mancanza di manodopera alimentò l’innovazione tecnologica influendo sull’industrializz​azione, mentre in America Latina l’eccessivo aumento della popolazione pone un freno al decollo industriale.


Innovazioni tecniche

Il settore dove vi furono le prime invenzioni fu il settore tessile con l’invenzione della spoletta volante e della macchina filatrice, che diede un impulso immediato alle industrie tessili che cominciarono ad abbandonare il lavoro a domicilio per costruire nuove fabbriche vicino a corsi d’acqua per sfruttarne la sua energia potenziale. L’invenzione più importante fu la macchina a vapore di Watt (1769), realizzata perfezionando un modello di Newcomen. La macchina a vapore fu rivoluzionaria perché permetteva di costruire le fabbriche non vicino alle zone ricche di materie prime, ma vicino alle zone di consumo e vendita del prodotto finito. Così ci fu una richiesta sempre maggiore di carbone, che spinse allo sviluppo l’industria estrattiva e dei trasporti. Infatti, furono costruite le prime ferrovie, su progetto di Stephenson (1830), che collegavano i bacini carboniferi con le città per trasportare il carbone in quantità maggiori e più velocemente. Altre innovazioni furono il telegrafo perfezionato da Morse (1845), il cemento a presa rapida (1824) e la vulcanizzazione del caucciù (1843).

Conseguenze sociali

Le conseguenze sociali della Rivoluzione Industriale sono state inizialmente negative, infatti, le città si sono ingrandite enormemente senza tenere conto ai bisogni della popolazione, sono così sorti degli squallidi quartieri dormitorio, senza acqua corrente né fognatura, in cui le persone (bambini, donne e uomini) vi andavano solo la sera per dormire. Infatti, i turni in fabbrica erano uguali per tutti ed erano in media di quindici ore al giorno, l’operaio entrava in fabbrica la mattina e ne usciva distrutto la sera. molto spesso il pranzo e la cena avvenivano in fabbrica, mancando il tempo per tornare a casa. Le condizioni degli operai hanno cominciato a migliorare grazie all’intervento dei sindacati e alla politica dei lavoratori stessi. Tuttavia questo precorso non fu rapido né semplice e in alcuni casi la reazione alle novità assunse forme violente e vandaliche.


Il sistema capitalistico e il ruolo dello stato

Il capitalismo è un sistema economico sviluppatosi assieme alla Rivoluzione Industriale e che si basa su tre elementi:
• libertà di produzione e di scambio, che ha come scopo il profitto dell’imprenditore, per ottenere questa libertà deve intervenire lo stato per modificare le leggi precedenti riguardo al mercato, ai dazi e che limiti i diritti reclamati dagli operai, ma che non intervenga sui prezzi.
• proprietà privata dei mezzi di produzione
• divisione tra capitale e lavoro; il proprietario dei mezzi di produzione non partecipa direttamente alla produzione dei beni, che è affidata agli operai, ma è quello che se gli affari vanno bene ne trae maggiori profitti.
I grandi profitti del lavoro in fabbrica sono dovuti alla divisione del lavoro, che permette all’operaio di imparare rapidamente la propria parte di lavoro e di svolgerla rapidamente senza perdite di tempo.
Il termine capitalismo deriva dai capitali che sono investiti, però bisogna ricordare che inizialmente i capitali investiti non furono molti, perché le macchine e le fabbriche erano semplici, ma poi con il progresso sono stati sempre maggiori a causa dell’aumento di complessità dei macchinari e di tutto l’apparato necessario per mantenerli.



Le teorie economiche e sociali

Dalla Rivoluzione industriale sono derivate due teorie economiche: l’utilitarismo e il liberismo. L’utilitarismo sta alla base del nostro sistema economico, infatti il capitalista investe i suoi capitali e cerca di frali fruttare al massimo per il proprio interesse e questo porta anche un’utilità per lo stato. Secondo A. Smith (1723-1790), l’economia è il terreno adatto alla conciliazione tra egoismo individuale e pubblica utilità, in questo settore gli individui perseguendo al loro utile contribuiscono al vantaggio generale.
Il liberismo come dottrina economica è conseguenza diretta del capitalismo: perché se la ricchezza è data dal capitale, dal suo essere investito, dal suo prodursi, ne deriva che il presupposto al progressivo miglioramento economico è la libertà economica. Le caratteristiche del liberismo sono due:
• l’indipendenza dell’economia da privilegi ed interventi dello stato
• la relazione diretta tra l’interesse del singolo e quello dello stato.
Lo stato deve solo fare da garante, da giudice, il mercato si autoregola, il costo del salario e delle merci vengono stabiliti dalla libera contrattazione.
Partendo da queste due teorie D. Ricardo (1772-1823) un esperto in economia, e Th. Maltus (1776-1834) un pastore anglicano, ne hanno sviluppato una loro.
Con Ricardo l’ottimismo di Smith muta e vengono messi in luce i veri problemi dell’industrializz​azione:
• il capitale è il lavoro accumulato
• il valore del lavoro è dato dal salario, i soldi indispensabili al mantenimento della famiglia del lavoratore, che tendono al ribasso fino a livelli minimi di sussistenza
• il profitto tende a diminuire con l’aumentare dei salari
• la disoccupazione tende ad aumentare con l’aumento del numero delle macchine
La teoria di Maltus è marcatamente negativa: la produzione agricola aumenta in progressione aritmetica (1,2,3,4…), mentre l’incremento demografico segue una proporzione geometrica (1,2,4,8…), quindi ne risulta che all’incremento della popolazione non corrisponde un incremento analogo della produzione agricola con il conseguente aumento delle persone sottoalimentate. Quindi bisogna regolare l’incremento demografico con l’andamento della produzione , evitando forme di carità intervenendo in modo selettivo sulla popolazione, permettendo la riproduzione solo a quegli individui che sono realmente in grado di mantenere i propri figli.


Conclusione

La Rivoluzione Industriale è stata un evento molto importante non solo per il XVIII secolo, ma anche per il nostro, perché da allora si sono formati gli equilibri che regolano il mondo moderno. Infatti i problemi che ci sono oggi riguardo alcune categorie di lavoratori sono sorte già da allora (cfr. teoria di Ricardo), e in duecento anni non si è arrivati ad una soluzione. La teoria di Maltus, che non c’è una produzione di cibo sufficiente per tutti, si è rivelata vera e poco o nulla è stato fatto per arginare questo problema. Nel frattempo il progresso è andato avanti senza aspettare nessuno, e quelli che allora erano in testa, lo sono anche oggi; mentre gli stati ultimi, oggi sono più ultimi, perché ormai il divario che si è creato tra le due società è troppo grande.

Inviata il 11 giugno 2010

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