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Cos'è la dislessia? Come si cura?

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Inviata il 06 agosto 2007 - 4 risposte

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Risposte

La dislessia si manifesta con l'incapacità di leggere e ricordare le parole scritte a causa della trasposizione e l'inversione delle sillabe durante la lettura. Colpisce il 4% circa dei bambini. Recentemente nella cura della dislessia ci sono stati grandi progressi. Secondo il modello dell'olandese Bakker, la causa sarebbe un anomalo uso dei due emisferi cerebrali. Durante le prime fasi dell'apprendimento entrerebbe in gioco l'emisfero destro (accuratezza della lettura), mentre, diventando adulti, il controllo passerebbe all'emisfero sinistro che permetterebbe l'uso di regole sintattiche e semantiche. Nei bambini dislessici il passaggio avviene troppo tardi (dislessia P con lettura lenta e frammentata) o troppo presto (dislessia L con lettura veloce con molti errori). La cura consiste nello stimolare l'emisfero opportuno con proiezioni elaborate di lettere. Secondo il modello dell'americano Geiger, la dislessia è invece dovuta a un'anomalia dei meccanismi visivi con un campo visivo più ampio del normale che causa una dispersione dell'attenzione; la cura secondo Geiger consiste nel limitare il campo visivo del bambino, obbligandolo a concentrare l'attenzione su una porzione di esso. Precedentemente la dislessia si curava con metodi logopedici (che iniziavano non oltre gli 8-9 anni d'età); con i metodi Bakker e Geiger si può intervenire fino a 13 anni con risultati in soli quattro mesi contro i tradizionali 10-12 della logopedia.

Inviata il 06 agosto 2007

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Innanzitutto è importante una corretta diagnosi, che chiarisca con sicurezza se si tratta davvero di disturbo di apprendimento o di una difficoltà generica. Se si ritiene che il bambno abbia difficoltà di apprendimento, è bene parlarne con l??insegnante: è possibile che sia solo un??impressione e che a scuola invece proceda tutto bene. Inoltre non è il caso di preoccuparsi eccessivamente. Se il disturbo non è specifico può bastare poco per recuperare. L??eccessiva ansia può accrescere l??insicurezza nel bambino.

Inviata il 06 agosto 2007

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E' importante non assillare il bambino sottoponendolo a continui esercizi: non farete altro che creare uno stato di tensione più forte.
Cercate di approfittate delle ricorrenze e festività per regalare al bambino giochi divertenti e al tempo stesso utili per l??apprendimento, giocando con lui e gratificando ogni sua realizzazione positiva. Infine aiutatelo ad essere autonomo nella vita quotidiana: l??apprendimento non riguarda solo ciò che si fa a scuola. Viviamo immersi in un mondo di stimoli relativi ai numeri e alle parole scritte (cartelli pubblicitari, insegne, numero telefonico e civico, numeri sul telecomando...).

Inviata il 06 agosto 2007

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La dislessia è una sindrome che ha la sua maggiore manifestazione nella difficoltà dei soggetti colpiti a leggere e a scrivere.

Tali difficoltà non possono essere ricondotte al quoziente d'intelligenza (anche poiché le moderne teorie propongono una definizione di intelligenza meno riduttivistica di quella storica), di istruzione o da problemi di vista o di udito.

Dato che leggere è un complesso processo mentale, la dislessia ha svariate espressioni. Questa sindrome sembra strettamente legata alla morfologia stessa del cervello. La dislessia non è una malattia o un problema mentale. La definizione più recente, approvata dall'Internatio​nal Dyslexia Association ([1]) è la seguente:

"La dislessia è una disabilità dell'apprendime​nto di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica nella lettura che può impedire una crescita del vocabolario e della conoscenza generale".

Anche l'Organizzazion​e Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento come disabilità per cui non è possibile apprendere i principi di lettoscrittura-matem​atica nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento.

Alcune teorie affermano che il modo di recepire la realtà del dislessico è tridimensionale. Questa caratteristica si scontra con la realtà della letto-scrittura che è invece bidimensionale: le conseguenze sono un congenito disadattamento del soggetto a tutto quello che ha a che fare con la lettura e la scrittura.

Se questo problema non viene immediatamente compreso nei primi anni di vita da chi ha la responsabilità dell??educazione del bambino dislessico le conseguenze possono risultare di una certa gravità. Se il bambino dislessico è sottoposto a un metodo d'apprendimento usuale, egli riuscirà solo con un grande dispendio di energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suoi compagni e per il suo maestro sono quasi banali. L'età migliore per intervenire è quella prescolare, periodo in cui gli interventi specifici hanno un'elevata possibilità di successo. Il problema, ad operare in età prescolare, è che spesso la lateralizzazione si definisce completamente tra i sette e gli otto anni di età circa, anche in soggetti non dislessici, se il problema viene riscontrato a quell'età le possibilità di recupero mediante lavoro logopedico sono comunque molto elevate. I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, essi passano per fannulloni o addirittura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima, a depressione, ansia, a crisi d'identità e, purtroppo, molto spesso a rigettare in toto il mondo della scuola, rinunciando, in questo modo, a molte possibilità che la loro intelligenza non standard gli consentirebbe

Inviata il 06 agosto 2007

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