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Cercavo la parafrasi della poesia L'assiuolo di Giovanni Pascoli...

Vorrei la parafrasi e possibilmente anche il commento della poesia L'assiuolo di Giovanni Pascoli, che fa parte della prima raccolta di poesie Myricae di Giovanni Pascoli. Grazie.

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Inviata il 21 giugno 2010 - 6 risposte

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Risposte

ma nn lo porta su studentville? prova li...cmq è abbastanza lunghetta...

Inviata il 21 giugno 2010

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Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio.
Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chiù.

Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca.

Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo un’agitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù.

Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri funebri che bussano alle porte della morte che forse non si aprono più?…
e continua insistentemente un pianto funebre …

chiù…

commento

Giovanni Pascoli, L'ASSIUOLO

L'Assiuolo di Giovanni Pascoli (1855-1912) è tratto da Myricae, poesie con pochi versi in cui vengono descritti aspetti umili della vita quotidiana. In questa lirica c'è un quadro statico del paesaggio, l'autore si serve della natura per mandare un proprio messaggio e ci sono molti elementi che hanno un valore simbolico. La poesia è dedicata all'assiuolo, un piccolo predatore notturno con la fama di portatore di sventura e il suo canto è reso con una onomatopea cioè un insieme di suoni che imita un rumore. L'idea di mistero che domina la poesia è dovuta a vari elementi naturali come la nebbia, la luna che non c'è, il nero di nubi e l'assenza di uno schema logico: tutto ciò da alla poesia una sensazione di angoscia e inquietudine.
I versi sono novenari con, alla fine, un suono monosillabico e onomatopeico CHIU' che è significativo, Pascoli ha voluto metterlo in risalto. Quello che Pascoli prova in questa poesia è il presagio di morte come dice nell'ultima strofa. "e c'era quel pianto di morte".
Questa poesia comunica angoscia e inquietudine attraverso elementi naturali del paesaggio.

Inviata il 21 giugno 2010

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Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio.
Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chiù.

Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca.

Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo un’agitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù.

Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri funebri che bussano alle porte della morte che forse non si aprono più?…
e continua insistentemente un pianto funebre …

X agosto:
San Lorenzo, io lo so perché un così gran numero
di stelle nell’aria serena
s’incendia e cade, perché un così gran pianto
risplende nel cielo.


Una rondine ritornava al suo nido:
l’uccisero: cadde tra rovi spinosi:
ella aveva un insetto nel becco:
la cena per i suoi rondinini.



Ora è là, morta, come se fosse in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e i suoi rondinini sono nell’ombra, che attendono,
e pigolano sempre più piano.



Anche un uomo tornava alla sua casa:
lo uccisero: disse: Perdono;
e nei suoi occhi sbarrati restò un grido:
portava con sé due bambole per le figlie...



Ora là, nella solitaria casa,
lo aspettano, aspettano invano:
egli, immobile, stupefatto mostra
le bambole al cielo lontano.



E tu cielo, dall’alto dei mondi
sereni, che sei infinito, immortale
inondi con un pianto di stelle
quest’atomo opaco del male!

nebbia:

Nascondi le cose lontane, tu nebbia impalpabile e incolore, tu fumo che sali all'alba, tu assomigli a un fumo che si ha con la tempesta e a un fumo che si ha con le catastrofi cosmiche. Nascondi le cose lontane e per me nascondi il passato lontano che mi ricorda la morte dei miei cari. Che io veda solo la siepe di questo orto, il muro che è pieno di crepe piene di piante spontanee. Nascondi le cose lontane: le cose sono piene di pianto! Che io veda solo le piante che danno le dolci marmellate per il povero pane. Nascondi le cose lontane che mi ricordano gli antichi affetti e che mi dicono di andare! Che io veda solo quella strada bianca che un giorno dovrò percorrere accompagnato dal suono infelice delle campane. Nascondi le cose lontane, nascondile, sottraile ai desideri e ai sogni del mio animo. Che io veda solo il cipresso e solo quest'orto vino a cui sonnecchia il mio cane.

Inviata il 21 giugno 2010

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http://www.bibliolab​.it/pascoli/L27ASSIU​OLO.html Ecco la parafrasi della poesia L'assiuolo di Giovanni Pascoli, l'analisi del testo, l'intenzione comunicativa della poesia, le problematiche affrontate ed il collegamento con altri componimenti poetici.

Inviata il 21 giugno 2010

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http://www.tuttograt​is.it/studenti/paraf​rasi.html Qui trovi parafrasi e commento delle poesie principali di Giovanni Pascoli: Lavandare, Il lampo, Il tuono, Novembre, L'assiuolo, Temporale e molte altre.

Inviata il 21 giugno 2010

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Ecco la parafrasi ed il commento della poesia L'assiuolo di Giovanni Pascoli: Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio.
Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chiù.

Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca.

Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo un'agitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù.

Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri funebri che bussano alle porte della morte che forse non si aprono più?…
e continua insistentemente un pianto funebre … L'Assiuolo di Giovanni Pascoli (1855-1912) è tratto da Myricae, poesie con pochi versi in cui vengono descritti aspetti umili della vita quotidiana. In questa lirica c'è un quadro statico del paesaggio, l'autore si serve della natura per mandare un proprio messaggio e ci sono molti elementi che hanno un valore simbolico. La poesia è dedicata all'assiuolo, un piccolo predatore notturno con la fama di portatore di sventura e il suo canto è reso con una onomatopea cioè un insieme di suoni che imita un rumore. L'idea di mistero che domina la poesia è dovuta a vari elementi naturali come la nebbia, la luna che non c'è, il nero di nubi e l'assenza di uno schema logico: tutto ciò da alla poesia una sensazione di angoscia e inquietudine.
I versi sono novenari con, alla fine, un suono monosillabico e onomatopeico CHIU' che è significativo, Pascoli ha voluto metterlo in risalto. Quello che Pascoli prova in questa poesia è il presagio di morte come dice nell'ultima strofa. 'e c'era quel pianto di morte'.
Questa poesia comunica angoscia e inquietudine attraverso elementi naturali del paesaggio.

Inviata il 22 giugno 2010

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