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Parafrasi Canto 22 Purgatorio Divina Commedia

Dove posso trovare la parafrasi completa del canto XXII del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri?

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Inviata il 23 dicembre 2009 - 4 risposte

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Risposte

Eccoti qui la parafrasi integrale del canto 22 del purgatorio della Divina Commedia.

Inviata il 23 dicembre 2009

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cmq potevi vedere su google

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Qui trovi parafrasi, commento ed analisi del canto 22 del Purgatorio del Dante Alighieri.

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Parafrasi Canto 22 Purgatorio

Già era rimasto dietro alle nostre spalle l'angelo, che ci aveva avviati (alla scala che porta) al sesto girone; dopo avermi cancellato dalla fronte la ferita di un altro P; e per noi aveva proclamati beati quelli che rivolgono il loro desiderio alla giustizia, e la sua voce concluse la recitazione della beatitudine con "hanno sete", senza aggiungere altro. E io nel salire mi sentivo più leggiero che nei passaggi precedenti (tra una cornice e l'altra), tanto che senza alcuna fatica riuscivo a seguire i due spiriti che salivano rapidi la scala, quando Virgilio cominciò a dire: « L'amore, che nasce dalla virtù, purché la sua fiamma appaia all'esterno, accende sempre un altro amore: perciò dal momento in cui nel limbo dell'inferno scese fra noi Giovenale, che mi rivelò il tuo affetto per me, la mia benevolenza verso di te fu tale che mai una più grande strinse una persona ad un'altra non vista, sicché ora (per il desiderio di stare con te) mi sembreranno troppo brevi queste salite ai gironi superiori. Ma dimmi, e da amico perdonami se la troppa franchezza allenta il freno del riserbo (nel chiedere), e come amico ormai parlami: come poté albergare nel tuo animo l'avarizia, con tutta la sapienza di cui, per il tuo assiduo sforzo, fosti ripieno? » Queste parole dapprima fecero sorridere Stazio; poi rispose: « Ogni tua parola per me è un caro segno d'amore.. Veramente si vedono spesso cose le quali, per il fatto che restano nascoste le loro vere cause, offrono falso argomento di dubbio. La tua domanda mi fa certo che è tua opinione che io nell'altra vita sia stato avaro, forse perché mi trovavo nel girone degli avari. Invece sappi che l'avarizia fu molto lontana da me (che caddi nel peccato opposto), e migliaia di mesi (lunari: lunazioni; infatti Stazio ha trascorso nel quinto girone più di cinquecento anni. Cfr. canto XXI, verso 68) hanno punito questa prodigalità. E se non fosse che corressi la mia tendenza, quando compresi appieno quel passo dell'Eneide dove tu gridi, quasi crucciato contro la natura umana: « O sacra fame dell'oro, perché non regoli tu nella giusta misura la brama dei mortali?", ora volterei i pesi e starei a sentire i miserabili scontri di ingiurie (tra gli avari e i prodighi nel quarto cerchio dell'inferno). Allora m'accorsi che le mani potevano allargarsi troppo nello spendere, e mi pentii tanto della prodigalità quanto degli altri peccati . Quanti prodighi risorgeranno con i capelli tagliati (coi crini scemi) perché ignorano che questo è un peccato (per ignoranza), ignoranza la quale toglie loro la possibilità di pentirsi di questo peccato sia durante la vita che in morte ! E sappi che la colpa la quale si contrappone (rimbecca) in senso diametralmente opposto ad un peccato, qui in purgatorio viene espiata (suo uerde secca) insieme ad esso: perciò, se io, per purificarmi, sono rimasto tra quella gente che piangendo espia l'avarizía, questo m'è toccato per il peccato ad essa contraria ». E Virgilio, l'autore dei carmi pastorali (bucolici carmi: le Bucoliche), disse: « Quando tu cantasti la crudele guerra di Eteocle e Polinice, duplice causa di amarezza per la madre Giocasta », « da quello che tu vi narri con l'assistenza della musa Clio, non appare che ti facesse ancora cristiano la fede, senza la quale non bastano le opere buone. Se le cose stanno così, quale divina illuminazione o quali ìnsegnamenti umani ti liberarono dalle tenebre del paganesimo, in modo da farti poi drizzare le vele per seguire (facendoti cristiano) San Pietro (pescator)?» E Stazio rispose a Virgilio: « Tu per primo mi indirizzasti alla poesia avviandomi al monte Parnaso per bere alla fonte che sgorga dalle sue rocce, e tu per primo mi desti luce per trovar la strada che conduce a Dio. Hai fatto come chi cammina di notte, il quale porta il lume dietro e non giova a se stesso, ma rende, esperte del cammino le persone che vengono dietro a lui, quando dicesti: "II mondo si rinnova; torna la giustizia e torna la prima età dell'oro e dell'umanità innocente, e dal cielo scende una nuova progenie". Per mezzo tuo diventai poeta, per mezzo tuo diventai cristiano: ma affinché tu veda meglio il disegno che ho abbozzato, cercherò di colorirlo (completando il discorso). Il mondo era già tutto impregnato della vera fede, seminata dagli Apostoli, messaggeri dell'eterno regno di Dio: e le tue parole che ho sopra citato s'accordavano con quelle dei predicatori della nuova fede; perciò io presi l'abitudine di frequentarli. Essi poi mi si vennero rivelando tanto santi, che quando l'imperatore Domiziano li perseguitò, al loro pianto si unirono le lagrime della mia compassione;.e finché rimasi di là sulla terra, io li aiutai, e i loro onesti costumi mi indussero a disprezzare ogni altra scuola (religiosa e filosofica). E prima che scrivessi i versi nei quali conduco i Greci ai fiumi di Tebe (in aiuto di Polinice contro Eteocle), ricevetti il battesimo: ma per paura (della persecuzione) fui cristiano di nascosto, continuando a lungo a mostrarmi pagano; e questa accidia mi costiinse a percorrere il quarto girone per più di quattrocento anni. Tu dunque che mi hai tolto il velo che prima mi nascondeva il grande bene (della verità cristiana), di cui parlo, finché ci avanza ancora del tempo durante la salita, dimmi dov'è Terenzio, nostra antica gloria, dimmi dove sono Cecilio e Plauto e Vario, se lo sai: dimmi se sono dannati, e in quale cerchio ». La mia guida rispose: « Tutti costoro e Persio e io e molti altri assieme ad Omero (quel greco), che le Muse nutrirono più di qualsiasi altro poeta, siamonel limbo, il primo cerchio dell'inferno (carcere cieco): spesso parliamo del monte Parnaso, dimora abituale delle nutrici dela nostra arte (le Muse). Con noi sono anche Euripide e Antifonte, Simonide, Agatone e molti altri greci che un tempo meritarono di ornare la loro fronte con l'alloro. Nello stesso cerchio si vedono, dei personaggi da te cantati, Antigone, Deifile e Argia, e Ismene, la quale è ancora piena di tristezza come fu in vita. Vi si vede Isifile, colei che indicò la fonte Langia: c'è pure la figlia di Tiresia e di Teti, e c'è Deidamia con le sue sorelle ». Entrambi i poeti se ne stavano ora in silenzio, di nuovo attenti a osservare intorno, essendo ormai liberi dalla fatica della salita e dell'ostacolo delle pareti (che prima impedivano la vista); ed erano già passate quattro ore (ancelle) del giorno, e la quinta (sono trascorse le dieci del mattino) era al timone del carro solare e ne drizzava sempre verso l'alto la punta infuocata, quando la mia guida disse: « Credo che dobbiamo volgere il nostro fianco destro verso l'orlo di questa cornice, girando così intorno al monte come siamo soliti fare ». Così l'abitudine fu in quel momento la nostra guida nello scegliere la direzione, e prendemmo la via (del sesto girone) con meno timore di sbagliare per il consenso che ci diede l'anima eletta di Stazio. Essi camminavano davanti, ed io dietro tutto solo, e ascoltavo i loro discorsi, che mi davano ammaestramenti nell'arte di poetare. Ma presto interruppe i loro dolci ragionamenti la vista di un albero che trovammo in mezzo alla via, carico di frutti dal profumo buono e soave; e come l'abete va restringendo la sua chioma di ramo in ramo verso l'alto, così quell'albero restringeva la chioma dall'alto in basso, credo, perché nessuno possa salirvi a cogliere i frutti. Alla nostra sinistra, dalla parte in cui la parete rocciosa limitava il nostro cammino verso il monte, cadeva dall'alto della roccia un'acqua limpida e si spargeva sulla parte alta delle foglie. I due poeti s'avvicinarono all'albero; intanto una voce tra le fronde gridò: « Di questo cibo avrete carestia ». Poi continuò: « Maria pensava più a rendere decorose e complete le nozze, che alla sua bocca, la quale ora prega intercedendo in vostro favore. E le antiche donne di Roma, per bere, s'accontentavano di acqua; e il profeta Daniele ricusò il cibo e acquistò la sapienza. La prima età degli uomini che fu bella quanto l'oro, con la fame rese saporite le ghiande, e con la sete trasformò ogni ruscello in nettare. Miele selvatico e locuste furono il cibo che nutrì Giovanni Battista nel deserto; e per questo egli è glorioso e tanto grande quanto vi è rivelato dal Vangelo ».

Fonte: studentville.it

Inviata il 23 dicembre 2009

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